Interviste: Bengala

1. Ciao ragazzi, come e quando nasce il progetto Bengala?

I Bengala raccolgono l’eredità dei Sonalastrana, attivi fin dal 2008. Dei Sonalastrana hanno fatto parte decine di musicisti che hanno pian piano trasformato un collettivo di soli fiati e percussioni in una band afro-funk con ritmica completa e repertorio originale. A fine 2015, dopo vari cambi di formazione, abbiamo deciso di cambiare nome e pelle e a dicembre 2016 è uscito il primo album dei Bengala.

2. Ho visto che state registrando del nuovo materiale in studio, ce ne volete parlare?

Nonostante il primo disco sia uscito pochi mesi fa, visto che c’era parecchia carne al fuoco abbiamo deciso di registrare due brani e commissionare un bel vinile al tornio di Rec on Black. Per la prima volta abbiamo registrato sempre tutti insieme, senza editing o sovraincisioni, alla vecchia. Onde evitare facili entusiasmi abbiamo pensato di chiedere un parere tecnico al fonico della band ma lui ci ha detto solo che è «una bomba a mano».

3. Ci sono delle band che hanno influenzato e influenzano in modo particolare i Bengala?

Siamo una decina e i nostri background sono abbastanza diversi. Di sicuro negli ultimi tempi la band è stata influenzata da progetti che uniscono una sensibilità jazzistica a un’intensità più punk, rock o pop, come ad esempio Melt Yourself Down, Snarky Puppy e Sons of Kemet.

4. Tre parole per descrivere la vostra musica.

Yin, Yang, Sfogo.

5. Qual’è il brano del vostro repertorio che fareste ascoltare a qualcuno che non vi conosce e perché?

Eliotropia (la quinta traccia del disco omonimo) è una sorta di notturno africano ed è probabilmente il brano più interessante per melodia, incastri ritmici, dinamiche… Almeno tra quelli del disco. I pezzi appena registrati e quelli ancora in cantiere, invece, hanno un’energia speciale. Non vediamo l’ora di condividerli.

6. Tre dischi da avere assolutamente.

Malibu di Anderson .Paak, Black Focus di Yussef Kamaal, Awaken, my love! di Childish Gambino.

7. Consigliateci tre band/artisti italiani da ascoltare.

I Voodoo Sound Club, i C’mon Tigre e i nostri amici Dinamitri Jazz Folklore, che hanno appena pubblicato il disco di un concerto all’Ex-wide.

8. Raccontateci un aneddoto divertente che vi è capitato.

Più che un aneddoto, una scena ricorrente. Le nostre prove, infatti, sono una sorta di talk show calcistico di provincia, un continuum di urla e interruzioni tra otto maschi più o meno pisani sotto lo sguardo attonito di due ragazze educatissime. Come se non bastasse una di loro, Sigi, è pure inglese… Non può interrompere, per lei è contro natura. Un bel giorno, però, visto che doveva suonare un pezzo col flauto, a Sigi è stato assegnato un microfono. Allora, per la prima volta, è riuscita a far sentire la sua voce. Sembrava di stare con la maestra in gita scolastica. Tutto andava a meraviglia. Poi però ci siamo abituati e abbiamo ricominciato a fare casino… Attualmente non sappiamo se Sigi si sia rassegnata del tutto o nutra ancora speranze nel genere umano.

9. Progetti per il futuro? Prossimi concerti?

Ci aspetta un bellissimo trittico di serate tra la chiusura Ex-wide del 29 aprile, in cui ci mischieremo a Surealistas e Dinamitri Jazz Folklore, e due concerti puramente Bengala l’1 maggio al Surfer Joe e il 5 maggio al Leningrad… Dopodiché ci dedicheremo al mastering del vinile e all’arrangiamento dei tanti pezzi ancora in cantiere.

10. Ricordateci i vostri contatti web.

bengalaorchestra@gmail.com

www.facebook.com/bengalaorchestra

https://bengala1.bandcamp.com/album/bengala

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