Live report: Destrage @ Cycle – Calenzano, 09.12.2016

 

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Come si fa a parlare in maniera oggettiva di un concerto che si aspetta da 4 mesi? Effettivamente è un compito molto arduo e non garantisco troppa oggettività nella mia narrazione.

Ho scoperto i Destrage solamente nell’agosto 2016: molto tardi, data la loro gavetta, ma come sottolineo sempre, ognuno ha i suoi tempi, e sono felice di essere arrivata ad ascoltare un gruppo simile con una maturità musicale maggiore di quanta ne potessi avere anche solo due anni fa.

Mi sono innamorata di “Are You Kidding Me? No.” che è balzato nella top five dei “dischi che porterei con me su un’isola deserta” e ho apprezzato moltissimo la loro ultima fatica uscita il 21 ottobre 2016, “A means to no end”. Non potevo mancare all’appuntamento con loro il 9 dicembre al Cycle a Calenzano.

Alle 22 (orario d’apertura del locale) ero già dentro: con estrema tranquillità, dato il larghissimo anticipo, ho guadagnato la prima fila e non ho mollato la postazione fino a fine concerto.

Due gruppi prima dei Destrage: Welcome Aliens e The Human Tornado che hanno scaldato la folla toscana. Poco dopo la mezzanotte, il cambio palco. Folla che acclama “De-stra-ge! De-stra-ge!”, poco dopo, buio in sala e parte l’intro: “A means to no end”. Salgono finalmente sul palco, imbracciano gli strumenti e subito sganciano le prime due bombe “Don’t Stare at the Edge” e “The Flight”. Da quel momento in poi sono entrata in una specie di trance e chiedo scusa al ragazzo della seconda fila che è stato, suo malgrado, costretto a guardare il concerto a intervalli regolari della mia chioma corvina a tempo. E’ stato un susseguirsi di emozioni con tanti pezzi tratti dal nuovo album e con gli inevitabili singoloni di “Are You Kidding Me? No.”: adrenalina distribuita a secchiate con “Destroy Create Transform Sublimate” e “My Green Neighbour” una dopo l’altra, e poco dopo “Purania”.

Sentimentalismi a parte, devo ammettere che l’acustica a bordo palco non era delle migliori, ma dato il mio curriculum di partecipazione ai concerti, era una cosa abbastanza nota: ho certamente perso alcune sfumature che probabilmente più lontano dal palco si sarebbero sentite meglio, ma mai avrei lasciato la tanto agognata prima fila.

Con mio grande piacere, hanno fatto “Peacefully Lost”, la mia preferita dell’album in questo periodo (eh sì, ne ho una preferita a periodi) per quel delicato solo di chitarra e poco dopo quel break down da “occhi a cuore” tipo Sailor Moon. “Symphony of the Ego” e “Blah Blah” sono state le più cantate dalla folla, come anche “Double Yeah”, a dimostrare che non c’erano solo aspiranti bimbi prodigio dell’ultim’ora: ho notato la massiccia presenza di tanti ragazzi giovani, elemento positivo che fa ben sperare per il futuro panorama musicale italiano! C’era anche qualche donna, poche, ancora troppo poche, purtroppo! Ce n’erano di più a vedere i Meshuggah…ad Amsterdam!

Gli ultimi dieci minuti sono stati i più turbolenti della serata: “Panda vs Koala” e “Jade’s Place” a chiudere il concerto. La folla, che fino a quel momento non era stata troppo scalmanata, su queste ultime due canzoni si è scatenata e, non essendoci la transenna a separare il pubblico dal palco, a stento non sono caduta addosso a Paolo (Colavolpe), l’ho salvato, guadagnando due grossi lividi su entrambe le ginocchia. Qualche ematoma per i Destrage era messo in conto: se fossi uscita illesa non sarebbe stato un concerto metal!

E’ stato un concerto godibilissimo, i Destrage sono una band che dal vivo non delude, anzi, il live conferma la propria assoluta maestria. Una forte partecipazione del pubblico e uno spettacolo incentrato sulla musica con pochi fronzoli, con la scenografia giusta e un’energia coinvolgente di tutti i cinque i protagonisti, sia dei quattro che sul palco “stanno davanti”, sia di colui che segna il ritmo e che, per ovvie ragioni, è spostato un po’ più indietro.

Prossimo appuntamento con i Destrage: 5 maggio a Milano e 6 maggio a Bologna con The Contortionists e Periphery! E non perdete la seconda parte del tour di “A Means To No End”!

Ci si vede là!

Francesca Paolini

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