Interviste: La Colpa

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Ciao, come presenteresti la tua band ai lettori che non la conoscono?

Ciao ragazzi! noi siamo LA COLPA una band rock con base a Milano.

Siamo quattro maschietti ma ci siamo dati un nome tutto femminile.

Parlateci del vostro ultimo lavoro in studio.

Il nostro ultimo, ma anche primo disco si intitola “MENTRE GUARDI ALLA GERMANIA” ed è uscito per l’etichetta INRI-Torino nell’ottobre 2016. E’ un disco che vuol essere come una fotografia, legata al tempo certamente, ma anche con la pretesa alla cristallizzazione. Insomma, in una decina di tracce abbiamo cercato di descrivere tutto quello che vediamo succedere lontano dai riflettori perchè la vita prosegue impetuosa, si adatta e reinventa mentre tutti sono presi a guardare dalla stessa parte.

E un disco in cui si narra di addii e speranze, rivoluzioni mancate, bombaroli impenitenti, guerre di liberazione, viaggi da Istanbul a Dubai. In filigrana, ma non troppo, la decrescita felice e il ritorno alla terra come unica chiave per un futuro sostenibile.

Ci sono delle band che vi hanno influenzato in modo particolare nella vostra carriera?

Urca, diciamo che per rispondere tralasceremo le influenze personali perché sennò ci addentreremmo in un ginepraio, cercando di tracciare quelle che possono essere delle coordinate fondamentali per collocare geomusicalmente la band.

1) A livello di reticolato geomusicale, tra i paralleli più importanti c’è quello del rock’n’roll puro, per farci capire diremo: FOO FIGHTERS. La pancia, la potenza, la melodia, l’emozione.

2)Longitudinalmente troviamo il mondo stoner, scurone e massiccio, attento ai suoni, alla produzione, allo stile, su tutti potremmo citare i “Queens of the stone age”. (ok, in effetti questo è più un: “come vorremmo essere” piuttosto che un “come in effetti siamo”, ma la domanda parlava semplicemente di influenze per cui tiè..)

3) Infine come fosse il nostro equatore e meridiano di Greenwich insieme, c’è, importantissimo, tutto quel mondo attento alla ricerca testuale, che sia uno sguardo critico sul mondo, che sia indagine dentro noi stessi, su tutti potrei citarti i C.S.I. (Conosorzio suonatori indipendenti). Qui c’è l’italiano come lingua, la comunicazione non mediata dal clichè (si scrive così?) di genere, il contenuto prima di tutto, il punk ridigerito e le idee messe nero su bianco a tracciare un percorso come Pollicino.

Tre parole per descrivere la vostra musica.

Valgono le congiunzioni? se sì allora le tre parole sono Rock’n’Roll.

Il piano B sarebbe: “Made in Italy”, e sarebbe anche una bella roba da dire easy, se non fosse che ogni volta che lo diciamo ci sentiamo di diventare dei brutti ceffi tipo Della Valle, Armani o giù di lì.

Qual’è il brano del vostro repertorio che fareste ascoltare a qualcuno che non vi conosce e perché?

La canzone sarebbe “Orfani della poetica”, lo sceglieremmo perchè lì dentro c’è tutta la nostra visione: la pancia, la semplicità, l’emozione, l’invettiva delle strofe e la melodia del ritornello. E’ anche il nostro primo singolo con video girato per le strade di Tokyo, quindi vale la pena di vederlo 😉

Tre dischi da avere assolutamente.

Blood sugar sex magic – Red Hot Chili Peppers (un trattato d’attitudine)

Songs for the deaf – Queens of the stone age (il suono e l’art-attack)

Franco Battiato – Last summer dance – Live ((la densità della ricerca)

Poi non vedo perchè dovremmo lasciare fuori i cantautori della scuola genovese, Mozart, Bach, Stravinskij, basta essere nel mood giusto. Insomma la vita è di una complessità emotiva tale che non può bastare spotify a descriverla. E’ ora che qualcuno fermi il loro delirio d’onnipotenza pubblicitario.

Consigliateci tre band italiane da ascoltare.

Risposta secca? Circo Abusivo, Medulla, Il pan del diavolo.

Sono tutte bands di amici che spaccano dibbrutto (tutto attaccato e con due b).

Poi certo, rimangono tutte quelle di cui abbiamo parlato poco più sopra!

Raccontateci un aneddoto divertente che vi è capitato.

Tralasciando l’episodio in cui ci siamo ritrovati seminudi in un commissariato in centro alla Toscana e la volta in cui abbiamo dormito in un prato coperti con un cellophane che da solo tentava di proteggerci dall’infame assalto dell’umidità di tutto il Friuli Venezia Giulia, potrei raccontarti di quando siamo finiti in un rave nelle cascine pavesi in mezzo agli zombies, di quando avevamo un concerto alle 22 nelle marche e alle 19 eravamo in coda a Milano, di quando abbiamo sparato un pallonata nel camerino dei sum41 o di quando ci sono piombati cinque carabinieri in sala prove alle 9 di mattina, sorpresi che ci fossero band che provassero a quell’ora.

Progetti per il futuro?

Continuare a suonare, starci dentro, nuove canzoni, qualora fossero abbastanza un nuovo disco quanto prima, continuare a suonare. E starci dentro.

Ricordateci i vostri contatti web.

Fb: www.facebook.com/lacolpaband

Instagram e Twitter: @lacolpaofficial

Ciao amici, grazie per l’intervista e scusate le cazzate, io lo sapevo che vista la nostra logorrea da tastiera non eravamo la band più indicata per rispondere a “Less talk, more rock”, ma spero di non avervi fatto ammuffire nel frattempo.

Saluti!

Luca C. – La colpa

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