Destrage – A Means to No End

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Dopo un disco da 110 e lode con bacio accademico come “Are You Kidding Me? No.”, le aspettative nei confronti dei Destrage erano altissime e tra i fans serpeggiava il caldo desiderio di ascoltare le tracce di questo nuovo lavoro che finalmente ha visto la luce il 21 ottobre 2016: “A Means To No End”, la quarta fatica discografica della band milanese è uscita per Metal Blade Records. Proprio perché in molti li aspettavano al varco (chi ha ascoltato e amato “Are you kidding me? No.” sa bene che è uno di quei dischi pietra miliare, che segnano un gruppo per tutta la sua storia musicale e con cui tutti faranno il paragone) i Destrage hanno deciso di osare e di dare vita a 13 tracce che riescono a non deludere i fans della prima ora e che hanno le potenzialità per far breccia anche nei cuori più ostici. “A Means To No End” è un disco molto più accessibile rispetto ai precedenti, più morbido, meno spigoloso, ma la sua solo apparente semplicità non ha tolto nulla alla qualità musicale, tecnica e lirica dei pezzi, anzi risulta evidente una crescita della band, che non ha più bisogno di dimostrare quanto valga, ma che si mette in discussione e sperimenta quanto più possibile, pur restando fedele al proprio background.

L’album è stato preceduto da due video, “Symphony Of The Ego”, singolone dall’intro cervellotico, affine al sound a cui la band ci aveva abituati, che è stato anche utilizzato dalla band per un simpatico giochino su Facebook: i fans sono stati invitati a ricantare la canzone, o parte di essa, in italiano cambiando il testo e ci sono state delle sorprese notevoli e divertenti anche da parte del gruppo. “Don’t Stare At The Edge”, il secondo video estratto dal disco, è un pezzo apparentemente più semplice, lineare, metal al punto giusto, con riff ammiccanti e con la voce di Paolo Colavolpe sempre bilanciata tra estensioni estreme.

Si potrebbe dire che la prima parte è la prosecuzione naturale del disco precedente, ricca di riff impossibili, batteria indiavolata, tempi che cambiano continuamente, con pezzi apparentemente tranquilli, come l’iniziale “A Means To No End”, le cui gradevoli e morbide chitarre aprono ad una doppietta mega energetica: la furente “Silent Consent” e “The Flight” con i suoi continui cambi di tempo confezionati sapientemente da Federico Paulovich che picchia sulle pelli sempre con grande maestria. Headbanging assicurato con la nevrotica “Dreamers”, e a seguire, come anello di congiunzione tra la prima e la seconda parte dell’album, “Ending to a means”, che con i suoi 3.04 minuti di dolcezza, introduce l’ascoltatore in un’atmosfera pacifica, per far riprendere un attimo consapevolezza del viaggio all’interno del disco.

L’esplosiva “Peacefully Lost” è connotata dal cantato pulito e melodico che si plasma perfettamente con la struttura ruvida e schizoide per poi manifestare tutto il suo splendore virtuosistico, affidato alle chitarre di Matteo Di Gioia e Ralph Salati, nella parte conclusiva. “Not Everything Is Said” e “To Be Tolerated” rimandano molto al sound dei Destrage, a prevalere sono virtuosismi chitarristici e vocali che farebbero impallidire Steve Vai, da una parte e Serj Tankian dall’altra, mentre il riff frenetico e la pulsante linea di basso (diretta magistralmente da Gabriel Pignata) di “Blah Blah” regalano un potenziale singolo che sarà sicuramente cantato a squarciagola dalla folla ai concerti. L’ intro acustico di “A Promise, A Debt” trasporta delicatamente in un’atmosfera spirituale grazie all’ensemble vocale che contraddistingue tutto il pezzo. A chiudere il disco “Abandon To Random”: più di sette minuti di struttura rapida e nervosa a cui fa da contraltare una voce eterea, moderata e avvolgente nell’esplosione.

Le chiacchiere stanno a zero, come si dice a Roma: i Destrage sono dei validi musicisti (e su questo non c’erano dubbi) che sanno scrivere dei pezzi spaventosamente energetici e ballate metal prog con una nonchalance degna solo dei grandi nomi. Ne sentiremo ancora parlare, per fortuna!

PEZZO PREFERITO: Not Everything Is Said

VOTO: 9,5

Recensione di Francesca Paolini

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